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Terremoto elettorale nel Regno Unito

Le elezioni dei council nel Regno Unito hanno restituito un risultato particolarmente scottante per i tories, il partito di governo guidato da Theresa May con oltre 1330 consiglieri persi rispetto all’ultima tornata elettorale del 2015.

I risultati in realtà sono particolarmente critici per tutta la destra britannica con la creatura dell’euroscettico Nigel Farage che perde oltre 140 seggi consiliari.

Ma se sul lato conservatore dello spettro politico le dinamiche non sono rosee, dall’altra parte i labour, il partito progressista di centrosinistra guidato da Jeremy Corbyn non convince perdendo 82 seggi.

 

Risultati elettorali alle elezioni dei council nel Regno Unito, 2019. Credit BBC

 

Pesano sul fronte conservatore la gestione fallimentare della brexit, le divisioni interne particolarmente accentuate e una leadership di Theresa May ormai invisa anche all’elettorato più fidelizzato.

Sul maggior partito di opposizione invece pesano al contrario la scissione del gruppo Change UK, gli scissionisti centristi e più eurofili dell’ex labour Umma, e una forte ambiguità del leader Corbyn sul tema brexit.

I veri vincitori sono il libdem che guadagnano oltre 703 seggi, i verdi con oltre 190 seggi guadagnati e una valanga di voti (più di 660) per gruppi e partiti indipendenti e liste civiche.

Un segnale forte da parte dell’elettorato inglese nella prima consultazione utile dall’ultima general election indetta dalla premier May in un tentativo fallito di ampliare la propria maggioranza di governo.

 

Il primo ministro britannico Theresa May

 

L’attenzione ora si sposterà sulle elezioni europee che il Regno Unito dovrà tenere il prossimo 23 Maggio, salvo una soluzione di accordo sulla brexit tra conservatori e laburisti.

Accordo però che rischia di diventare sempre più difficile poiché la geografia elettorale pare significativamente mutata con conseguenze di particolare rilevanza sui progressi in tema brexit.

Se da un lato, infatti, il parlamento non ha una maggioranza per alcuna posizione negoziale accettabile sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, dall’altro l’attuale conformazione di Westminster potrebbe voler proteggersi rispetto al rischio di nuove elezioni che comprometterebbe il seggio di molti attuali membri del parlamento.

In questo contesto di debolezza dell’attuale classe politica sarà da valutare l’entità delle pressioni politiche esterne al parlamento provenienti soprattutto dai trionfatori delle elezioni verdi e libdem, e quelle legate alla questione nord irlandese e scozzese che si fanno ogni giorno più vigorose e che rischiano di compromettere sia il processo della brexit, sia in estrema istanza anche l’integrità della nazione.

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