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#forexbreakfast 14 gennaio 2020

La giornata di contrattazioni in Europa alla vigilia della firma della Fase Uno dell’accordo commerciale che interessa Stati Uniti e Giappone in un clima di fiducia sui mercati. La sessione asiatica ha visto Tokyo nuovamente protagonista con l’indice Nikkei che chiude sopra i 24 mila punti a +0.73%, seguito da Shanghai poco sopra il mezzo punto percentuale a +0.56%, mentre soffre Hong Kong ferma sotto la parità a -0.24%. I dati sulla bilancia commerciale cinese usciti questa notte hanno visto un rimbalzo molto significativo di esportazioni a +7.6% anno su anno in dicembre, mentre le importazioni fanno registrare un recupero ben oltre le stime a +9.6% attestandosi per lo stesso periodo a +16.3%. L’assenza di indicatori macroeconomici in zona euro e nel Regno Unito potrebbe contribuire a rendere il mercato interlocutorio nella giornata odierna, mentre a partire dal pomeriggio con l’apertura di Wall Street saranno diversi i dati da seguire, inflazione in primis attesa in aumento a +2.3% rispetto al dato precedente anno su anno relativo al mese di dicembre a +2.1%. Per la componente core invece la dinamica potrebbe essere invertita con un’attesa a +2.2% in diminuzione dal precedente a +2.3% indicatore di una possibile diminuzione dei consumi interni. Mentre la situazione sui mercati sembra generalmente positiva, anche se non esente da rischi sul breve e medio termine, la situazione politica negli Stati Uniti continua ad essere permeata dallo spettro impeachment che si aggira nelle aule del Congresso in attesa che lo speaker Pelosi invii gli articoli di messa in stato d’accusa del Presidente Trump al Senato che dovrà poi dibattere il processo vero e proprio. Se inizialmente la maggioranza repubblicana al Senato sembrava monolitica, con l’approssimarsi dell’inizio del processo sono sempre di più le voci del GOP che timidamente si levano in contrasto parziale con la Casa Bianca soprattutto dopo lo scoppio dell’affaire Iran. Sul fronte monetario si sono avvicendati due allarmi suonati in questi giorni: il primo riporterebbe dichiarazioni a firma Morgan Stanley che di fatto sottolineano come l’azione delle banche centrali sia fattore determinante della valutazione dei saggi azionari di questo periodo storico, mentre si crea una divergenza significativa per la prima volta in sette anni tra valutazioni di mercato delle aziende e profitti. Il secondo denuncia il record di debito fatto dall’amministrazione Trump con un aumento del debito che si attesta a 23 trilioni di USD. EURUSD Poco mosso il cambio principale EURUSD in avvio di sessione europea con le quotazioni del rapporto tra moneta unica e biglietto verde stabili in area 1.1130 in lieve rialzo rispetto alla media di ieri a 1.1120. L’assenza di dati macro nella prima parte della giornata dovrebbe continuare a mantere le quotazioni stabili su questi livelli in attesa dei dati del pomeriggio sull’inflazione negli Stati Uniti. USDJPY Prosegue la forza relativa del biglietto verde nei confronti dello yen giapponese in una fase di fiducia sui mercati che penalizza la valuta del Sol Levante e spinge il cambio fino in area 110.00 dove scambia anche nelle battute iniziali della seduta in Europa. L’appetito verso il rischio ha contribuito a spingere un sell off di asset rifugio in modo globale e il cambio USDJPY non è da meno. A guidare i movimenti della parte centrale della settimana sarà sicuramente l’andamento dei mercati e solo parzialmente i fondamentali macroeconomi

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