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#forexbreakfast 16 gennaio 2020

Alla fine la firma c’è stata ieri sera a Washington come da programma: il capo delegazione cinese Liu ha stretto la mano al presidente americano Trump in un’asimmetria di ruoli che non è passata inosservata in ambienti diplomatici. I mercati hanno festeggiato questo primo segnale di tregua con l’indice S&P500 che chiude a +0.19%, ma che già in avvio di sessione europea varcava la soglia dei 3300 punti. La sessione asiatica allo stesso modo fa registrare guadagno moderati con l’indice Nikkei della borsa di Tokyo che chiude a +0.07%, Hong Kong a +0.38%, mentre Shanghai, la piazza che traccia il mercato cinese chiude in rosso di quasi un punto percentuale a -0.99% ancora una volta appesantita dallo yuan in rafforzamento e dai dati sui prestiti bancari sotto le attese. L’apertura dei mercati europei è positiva con un po’ di volatilità che rispecchia una situazione ancora in evoluzione sul tema dell’accordo commerciale. Al termine della cerimonia di ieri il vicepremier Liu ha sottolineato come serva pazienza prima dell’inizio delle negoziazioni della Fase Due. Proprio questi elementi hanno gettato ulteriori ombre sulla possibile tenuta dell’accordo che sembra ad ogni pagina più fragile proprio per i termini inclusi in esso. Appare quantomeno evidente che il setup rappresenti solo un cessate il fuoco temporaneo ad uso e consumo dell’amministrazione Trump che, con l’avallo dei cinesi, ha bisogno di mercati ed economia stabile nell’anno delle elezioni. Se infatti da un lato l’implementazione dell’accordo sarà il punto centrale dell’accordo stesso, dall’altro uno delle componenti centrali dello stesso, l’assorbimento di oltre 95 miliardi di dollari di prodotti agricoli americani da parte dei cinesi sembra già in forse e in questo scenario gli operatori ormai non si fidano più delle promesse e vogliono vedere partire le navi cargo. EURUSD Sessione di indebolimento per il biglietto verde ieri che è uscito dall’area di interlocutorietà intorno a 1.1130 per spostarsi fino a quota 1.1160 e attestarsi in sessione asiatica in un intorno molto stretto tra 1.1150 e i massimi di sessione a 1.1160. La forte diminuzione della volatilità sul cambio principale contrasta con la portata piuttosto eclatante degli avvenimenti di questi giorni di contrattazioni e indica un certo nervosismo tra gli operatori. La presenza di dati macroeconomici minori dovrebbe rendere sostanzialmente invariata la seconda parte della giornata salvo scostamenti significativi dalle attese. USDJPY Il rapporto tra biglietto verde e yen giapponese ha rispolverato la correlazione diretta tra mercati e quotazione della divisa nipponica nelle fasi a cavallo della firma dell’accordo con oscillazioni tuttavia non eccessivamente marcate. Il cambio si è infatti stabilizzato a cavallo di quota 110.00 e sembra non accennare a divincolarsi da quell’area in attesa di maggiori informazioni sul fronte mercati in una fase in cui i dettagli dell’accordo sono sotto la lente d’ingrandimento degli operatori.

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