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#forexbreakfast 30 gennaio 2020

La FED ieri sera ha lasciato invariati i tassi d’interesse al 1.75% in una riunione che è stata definita quasi soporifera. Outlook monetario senza variazioni e attenzione sul target di inflazione dove Powell ha sottolineato che la FED non è a proprio agio con una rilevazione costantemente al di sotto del target. Focus sul tema repo che ha creato non pochi disagi a partire da settembre e un programma per evitare che le riserve diventino insufficienti per far fronte alla richiesta di liquidità che è ora una delle preoccupazioni maggiori degli operatori. Sempre sul fronte banche centrali oggi è il turno di Mark Carney, numero uno della Bank of England. L’istituto di Threadneedle street sarà chiamato ad espletare un compito non facile e trovare un equilibrio tra falchi e colombe. Una riunione di politica monetaria giocata sul filo del rasoio con crescenti pressioni sul governatore perché avalli il taglio dei tassi per la prima volta in oltre tre anni e in occasione del suo ultimo meeting da governatore. I mercati prezzano con una probabilità del 45% il taglio di 25 basis points, mentre il consenso sembra comunque puntare al mantenimento dell’attuale assetto. In un contesto che sembrava aver trovato un equilibrio l’allarmismo legato alla diffusione del coronavirus torna al centro della scena globale. Il contagio sembra molto più veloce di quello della SARS nel 2003 e per effetto del periodo in cui è avvenuto l’incremento potrebbe essere estremamente più ampio. I casi registrati balzano a oltre 8000 con 170 morti accertate e il contagio si diffonde in India. I governi di diversi paesi tra cui Corea, Hong Kong e la Thailandia sono sotto crescente pressione per chiudere le frontiere. In Cina i protocolli d’emergenza sono stati attivati e oltre la quarantena ora sono anche le aziende a chiudere i battenti: IKEA, Google sono state le prime a decidere di chiedere ai propri dipendenti di non recarsi al lavoro. L’impatto di questa nuova ondata di preoccupazioni si è fatto sentire sui mercati dove già dalla sessione americana di ieri sera i listini hanno virato in negativo. L’indice SP500 ha chiuso la sessione poco sotto la parità a -0.09%, mentre il Dow Jones ha seguito la stessa curva ribassista chiudendo comunque a +0.14%. Particolarmente pesante la sessione asiatica: Tokyo ha chiuso a -1.72% e Hong Kong a -2.62% innescando una serie di vendite anche in Europa. L’avvio di sessione nel Vecchio Continente ha infatti visto aperture prossime al punto percentuale di ribassi: l’indice DAX scambia a -0.83%, il FTSE MIB a -0.91%, mentre Londra argina le perdite in attesa della riunione di politica monetaria della BOE fermandosi a -0.50%. Sul fronte macroeconomico forte attesa per i dati sul PIL americano nel pomeriggio e carrellata di dati sulla crescita economica in Europa nella giornata di domani. EURUSD Il tentativo di rialzo di ieri sera sulla conferenza stampa a margine della riunione del FOMC ha portato il cambio EURUSD fino in area 1.1020, salvo poi stornare a partire dalle prime batture della sessione asiatica. Oltre alla forza del biglietto verde come valuta rifugio in un periodo particolarmente travagliato, le possibili tensioni sul fronte brexit e crescita in Europa continuano a mantenere il rapporto tra moneta unica e biglietto verde poco volatile e poco mosso rispetto ai livelli attuali. USDJPY Ulteriore significativo affondo del cambio USDJPY che passa da 109.20 dove scambiava in concomitanza della riunione della FED e di un parziale tentativo di recupero dei mercati ieri, fino in area 108.90 dove scambia in queste prime battute di contrattazioni in Europa. GBPUSD Ancora sotto pressione la sterlina inglese che scambia a cavallo di area 1.30 nel rapporto con il biglietto verde. Complice la forza del dollaro americano, delle prospettive di un taglio dei tassi d’interesse e dell’approssimarsi dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, gli operatori continuano a mantenere un atteggiamento molto cauto nel confronti del cable.

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