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#forexbreakfast 10 marzo 2020

Il lunedì nero delle borse si è abbattuto ieri come una tempesta perfetta su investitori e operatori del mercato. Il crollo delle quotazioni petrolifere ha innescato una serie di vendite sui mercati che hanno portato a diversi trading halt, i meccanismi regolamentari di protezione rispetto ad eccessivi ribassi presenti sulle borse americane. Questa mattina invece il sentiment sembra vagamente invertito sulle principali piazze globali sulle attese per ulteriori misure di stimolo e l’attesa per le riunioni di Banca Centrale Europea (giovedì) e FED mercoledì prossimo. I due istituti sono sotto crescente pressione da parte degli operatori che chiedono a gran voce misure di stimolo all’economia e ai mercati finanziari.

Mercati

La sessione americana ha chiuso in profondo rosso. L’indice S&P500 ha ceduto il 7.60%, il DOW Jones il 7.79% e il Nasdaq il 7.29%. Tuttavia già a partire dalle fasi successive alla chiusura i futures hanno ripreso a salire spingendo al rialzo la sessione asiatica. L’indice Nikkei della borsa di Tokyo ha infatti chiuso in recupero dello 0.85% e Shanghai a +1.80% innescando una serie di acquisti anche in Europa. Le aperture nel vecchio continente vedono un parziale rimbalzo di oltre un punto percentuale. Il DAX di Francoforte scambia a +1.26% a pochi minuti dall’apertura in linea con Milano dove il FTSE MIB scambia a +1.59%. Parzialmente più tonici il CAC40 di Parigi a +1.86% e il FTSE100 a Londra che scambia a +2.27%.

Petrolio

La guerra sui prezzi tra Russia e Arabia Saudita ha lasciato le quotazioni del greggio in profondo rosso nella prima sessione di contrattazioni della settimana. Il prezzo del greggio che ha perso il 30% in una delle peggiori sedute dal 1991 ha aperto profonde fratture negli equilibri mondiali. Con le aziende del comparto energia in fortissima difficoltà, soprattutto quelle legate allo share americano e l’automotive elettrico, gli effetti di medio termine sono difficilmente pronosticabili. Questa mattina le quotazioni del WTI erano ferme a 32.60 $/barile sui valori di apertura di ieri notte in linea con quelle del Brent ferme a 35.70 $7barile. Per far fronte alla crisi i russi hanno messo in campo un fondo e iniziato a scaricare valuta estera per far fronte agli effetti immediati sul rublo. Più complesso il percorso dell’Arabia Saudita da cui dipendono le sorti di Saudi Aramco e la stabilità del governo di Riad largamente finanziato dai proventi petroliferi. La strategia dei sauditi di spingere i livelli produttivi e abbattere i prezzi è volta ad infliggere il massimo danno agli altri produttori per riportarli al tavolo, ma difficilmente riuscirà in un contesto di forte determinazione russa ad affrontare la guerra totale.

Forex

Ieri è proseguita ieri la fase di debolezza di dollaro associata alle attese di un ulteriore taglio dei tassi da parte della FED la prossima settimana, mentre è proseguito il flight to quality dai mercati emergenti che hanno parzialmente favorito la moneta unica in un contesto di forte debolezza delle commodities currencies.

EURUSD

Parziale arretramento della moneta unica dopo i fortissimi rialzi che avevano interessato tutto febbraio e portato il cambio principale a scambiare in prossimità di 1.15 (dal minimo relativo in area 1.08). Il consolidamento dell’area di 1.1350 questa mattina sembra comunque rappresentare un iniziale territorio di consolidamento della discesa di oltre una figura in attesa della riunione della BCE di giovedì.

USDJPY

Sui rimbalzi dei mercati di questa notte il rapporto tra dollaro americano e divisa nipponica ha fatto registrare un forte rialzo passando da area 102.00 fino a quota 104.40 dove staziona in avvio di sessione europea. Il sentiment di mercato appare quantomeno stabile nel vecchio continente arginando l’eccessivo apprezzamento dello yen giapponese che aveva interessato l’intera fase di crollo a partire dalla fine di Febbraio.

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